Il racconto dell’incubo (1-33)
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(il racconto del sogno di Enkidu è conservato nella III tavola della versione ittita dell’Epopea: gli dei riunitisi in assemblea, dopo aver discusso il comportamento sacrilego dei due eroi nei confronti del mostro Khubaba e del Toro celeste, decidono la morte di Enkidu.
Dalla capitale del regno ittita, Khattusa, ci sono pervenute diverse redazioni dell’Epopea di Gilgamesh e ciò dimostra che già nella seconda metà del II millennio le gesta del mitico re di Uruk erano note e tramandate al di fuori della Mesopotamia. A Khattusa l’Epopea è attestata in lingua ittita, in lingua accadica e in lingua khurrita).
Enkidu vaneggiando si rivolge alla porta (37-64)
Enkidu sollevò i suoi
occhi,
alla porta rivolge la parola come [ ]:
"O porta di montagna, sei proprio insipiente
Eppure io per venti leghe ho selezionato per te il legno [ ],
finché non ho trovato uno splendido cedro [ ].
Nessun legno può eguagliarti, [ ]
la tua altezza è di sei spanne, la tua larghezza di due
spanne, [ ]
sono fatti di un solo legno;
ti ho fatto io, io ti ho portato a Nippur; ricorda, o porta, io ti ho fatto un favore,
e ciò era una buona azione fatta per te;
io stesso ho sollevato l’ascia, ti ho tagliato,
nel tempio di Shamash ti ho innalzato [ ]
[ ]
io stesso ti ho posto come porta di Shamash;
[ ]
e ad Uruk [ ].
An e Ishtar e [ ]
poiché [ ]. Ora, o porta, sono stato io che ti ho fatto,
Eppure il re che verrà dopo di me, passerà attraverso di te,
Gilgamesh passerà attraverso i tuoi stipiti,
egli cancellerà il mio nome e vi apporrà il proprio". Egli (=Enkidu) abbatté la porta e la ridusse in pezzi.
Preoccupazione di Gilgamesh (65-86)
Gilgamesh ascoltava le parole di Enkidu suo amico,
ed i suoi occhi si riempirono di lacrime.
Gilgamesh aprì la sua bocca, così parlò ad Enkidu: "Tu eri sempre così magnanimo e costante,
amico mio, tu avevi senno, ma ora sei cambiato!
Il sogno che tu hai avuto è prezioso, ma la paura è grande;
le tue labbra tremolano come mosche;
la paura è grande, ma il tuo sogno è prezioso:
Io andrò e offrirò preghiere a grandi dei;
io andrò alla ricerca della tua dea, implorerò il tuo dio;
per Enlil, il consigliere, il padre degli dei, [ ]
ti farò una statua d’oro senza badare a spese
non ti preoccupare, l’oro sarà abbondante". Le parole che egli pronunciò non erano come acqua
di pozzo,
le parole che egli pronunciò non tornarono indietro,
non erano cancellabili,
il suo effluvio (di parole) non tornò indietro, non era
cancellabile.
mentre attorno a loro due la gente si accalcava come
fossero uccelli.
Enkidu maledice il cacciatore e la prostituta (87-128)
ostile,
(a causa del) cacciatore, il girovago,
che non mi ha trattato come il mio amico:
possa il cacciatore non essere equiparato al suo amico,
possa egli perdere i suoi guadagni, che le sue forze
diminuiscano;
non lo ammettere alla tua presenza, fallo uscire
dalla finestra". Dopo che ebbe maledetto il cacciatore secondo i desideri
del suo cuore,
egli si apprestò a maledire pure Shamkat, la prostituta: "Vieni, Shamkat, voglio fissarti il destino!
Io ti voglio maledire con una grande maledizione!
Le mie maledizioni possano colpirti all’istante.
Tu non farai della tua casa una casa di prosperità;
tu non amerai i giovani pieni di vita;
che la tua bella vulva sia sporca di escrementi;
il beone possa insozzare i tuoi vestiti di festa con il suo vomito;
non otterrai [ ] le cose belle;
i tuoi cosmetici saranno la grezza creta del vasaio;
i giudici [ ]; puro argento, la ricchezza degli uomini, non sarà mai
accumulata nella tua casa;
il luogo della tua voluttà sarà il tuo portico;
i crocicchi delle strade saranno la tua abitazione;
all’ombra delle mura tu possa sedere;
possano rovi e spine circondare i tuoi piedi;
il bevitore e l’assetato possano colpire le tue guance;
[ ] possa ruggire contro di te;
sul tetto della tua casa possano annidare i gufi;
nella tua casa non ci sia mai festa;
[ ] del tuo amante;
la sifilide che alberga nella tua vulva possa essere il suo dono,
perché tu hai sedotto me, il puro, all’insaputa di mia moglie,
e poiché tu hai peccato contro di me, il puro, nella mia steppa".
Shamash rimprovera Enkidu che si ravvede (129-160)
Shamkat?
E’ lei che ti offrì da mangiare pane adatto agli dei;
è lei che ti offrì da bere birra adatta ai re;
è lei che ti rivestì di paludamenti splendenti;
Gilgamesh; ed ora Gilgamesh, che è il tuo amico amato,
ti deporrà per riposare in un grande letto;
in un letto destinato all’amore egli ti farà riposare;
ti farà giacere in un luogo di pace, il luogo alla sinistra.
ed egli farà in modo che il popolo di Uruk possa piangerti,
possa emettere lamenti per te;
e gli uomini robusti si caricheranno il fardello per te;
e per quanto riguarda se stesso egli trascurerà il suo aspetto
dopo la tua morte,
con indosso soltanto una pelle di leone egli vagherà
nella steppa".
la sua ira si calmò, il suo cuore si placò;
la sua rabbia scomparì.
[ ].
Egli si rivolse alla prostituta Shamkat; così le parlò:
le mie parole di maledizione contro di te possano mutarsi
in parole di benedizione. I governatori e i principi possano amarti;
l’uomo di una lega possa colpire la sua coscia;
l’uomo di due leghe possa scuotere la sua chioma;
la sua cintura per te;
che ti porti in dono ossidiana, lapislazzuli e oro;
anelli e collane possa egli donarti;
e per lui possa scendere la pioggia e i suoi magazzini
essere stracolmi;
il divinatore possa condurti alla Casa degli dei;
la moglie".
Le fosche previsioni di Enkidu sulla propria fine (161-255)
"Ascoltami, amico! Ho avuto un sogno questa notte:
ed io mi trovavo tra loro.
Vi era un giovane, la cui faccia era al buoi,
il suo aspetto era simile a quello dell’acquila-Anzu;
egli aveva le zampe di un leone;
io lo colpii, ma egli rimbalzò come una cordicella,
egli mi colpì e come un ... mi fece piegare;
come un toro selvaggio egli mi calpestò;
Tu avevi paura e non sei corso in mio aiuto;
tu [ ] lacuna di 3 righe [ ] egli mi trasformò in una colomba;
ricoprì le mie braccia con piume di uccello;
mi prese e mi condusse nella casa buia, l’abitazione
della Dea degli inferi,
per una via che non si può percorrere indietro,
nella Casa in cui gli abitanti sono privati della luce;
dove il cibo è polvere, il pane è argilla;
essi sono vestiti come gli uccelli, ricoperti di piume;
essi non vedono la luce, essi siedono nelle tenebre.
sollevai il mio sguardo e vidi le corone che vi erano
ammucchiate;
osservai le corone di coloro che avevano governato la terra
da tempi immemorabili;
davanti ad Anu ed Enlil essi avevano deposto carne arrostita;
scorrere dai loro otri. Nella Casa della polvere dove io entrai
abitano i Sommi Sacerdoti e i loro accoliti,
abitano i Sacerdoti purificatori e gli indovini,
abitano gli unti dei grandi dei;
Vi abita la regina degli Inferi, la divina Ereshkigal.
Belet-seri, la dea scriba degli inferi è inginocchiata davanti a lei;
essa tiene alzata una tavoletta e legge ad alta voce a lei.
Questa sollevò il suo capo e mi guardò:
ho patito".
La fine dell’amico è vicina (256-271)
"Il mio amico ha visto un sogno indecifrabile".
Il giorno in cui egli aveva visto tale sogno
volse alla fine.
Enkidu giacque un giorno, giacque un secondo
giorno;
la malattia di Enkidu quando questi giaceva nel letto,
si
aggravò, le sue forze si affievolirono.
nel letto, la malattia di Enkidu si aggravò, le sue forze si
affievolirono;
il quinto giorno, il sesto giorno e il settimo giorno,
l’ottavo giorno, il nono giorno, il decimo giorno,
la malattia di Enkidu si aggravò, le sue forze si affievolirono;
l’undicesimo giorno e il dodicesimo giorno la malattia
di Enkidu si aggravò, le sue forze si affievolirono;
chiamò forte Gilgamesh e [ ] (Gilgamesh allora parlò) "Il mio amico mi sta maledicendo [ ]
una volta, così come in mezzo ad Uruk mi aveva promesso,
poiché io avevo paura della lotta (contro Khubaba),
egli mi incoraggiò;
abbandonato
ora io [ ] lacuna di 30 righe